Stefano Tacconi, ex portiere della Juventus e della Nazionale, ha parlato di nuovo del Mondiale Italia ’90 e del suo rapporto con Walter Zenga in un’intervista rilasciata a La Repubblica. L’intervista è stata pubblicata su TUTTOmercatoWEB e include aneddoti tratte dal libro “L’arte di parare” di Rizzoli, in cui Tacconi racconta le sue esperienze di campo e le dinamiche tra i portieri italiani.
Nel racconto, Tacconi ricorda la semifinale contro l’Argentina, dove l’errore di Zenga in uscita fu decisivo per il gol di Caniggia. Il portiere afferma di aver prestato i suoi guanti a Zenga perché, dopo il riscaldamento, i guanti del collega erano “talmente sudati” da non poter essere usati. “Quel giorno se la presero tutti con lui per il gol di Caniggia, ma non fu colpa sua”, ha spiegato Tacconi, sottolineando che la responsabilità del gol non ricadeva su Zenga.
Tacconi ha inoltre parlato del rapporto con Zenga, descrivendolo come “buono” nonostante la rivalità tra le due squadre. Ha detto che, nonostante le tensioni, i due portieri si accordavano su come affrontare la stampa, soprattutto quando i giornalisti non parlavano di loro. “Se a dispetto di quanto non si dicesse io e Zenga avessimo un buon rapporto”, ha aggiunto, evidenziando una collaborazione tacita tra i due.
L’intervistato ha anche riferito di una scelta di carriera che lo ha portato a rifiutare la posizione di riserva a Bordon e a preferire restare ad Avellino, nonostante la proposta di ritorno da parte di Mazzola. Questa decisione, secondo Tacconi, è stata motivata dal desiderio di non essere relegato a ruolo secondario e di continuare a giocare in prima linea.
L’intervista si conclude con un’osservazione sul ruolo dei portieri italiani negli anni ‘90, ricordando che la competizione tra Tacconi e Zenga ha contribuito a definire gli standard di eccellenza per la porta. Il racconto di Tacconi offre uno sguardo intimo sulle dinamiche interne del calcio italiano e sulle scelte personali che hanno plasmato la carriera di due grandi portieri del passato.
