La Procura generale della Corte d’appello di Roma ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza di assoluzione emessa l’8 maggio, che aveva assolto sei imputati accusati di tentata estorsione nell’ambito del caso “Irriducibili” relativo alla scalata alla Lazio. Il ricorso si basa sul fatto che la sentenza di primo grado, emessa nel 2015, aveva condannato alcuni imputati fino a quattro anni e due mesi, tra cui l’ex leader degli Irriducibili, Fabrizio Piscitelli, scomparso nel 2019.

Secondo l’accusa, tra il 2005 e il 2006 il presidente Claudio Lotito sarebbe stato minacciato di cedere circa il 30 % delle sue quote societarie a un gruppo farmaceutico ungherese. La Corte d’appello, tuttavia, ha assolto gli imputati con la motivazione “perché il fatto non sussiste”, affermando che non vi fossero prove sufficienti per dimostrare l’esistenza delle minacce. La Procura sostiene che la motivazione sia “apparente ed incongrua”, e che i giudici non abbiano approfondito il ruolo dei singoli imputati né il valore delle prove raccolte, comprese le dichiarazioni di Lotito e di sua moglie Cristina Mezzaroma sulle presunte intimidazioni.

Le intimidazioni, così ricostruite, avrebbero incluso lettere minatorie e atti di vandalismo, come lo scarico di letame davanti agli uffici del presidente. Nel marzo scorso, Lotito ha riferito alla Commissione parlamentare antimafia di aver dovuto “andare in giro armato” per proteggersi, citando l’uso di due pistole. Il procedimento ha coinvolto anche Giorgio Chinaglia, indicato come intermediario di un gruppo straniero interessato all’acquisto della società; l’accusa nei suoi confronti è decaduta dopo la sua morte nel 2012.

Il ricorso, presentato dalla Procura generale, chiede quindi l’annullamento della sentenza di assoluzione e la prosecuzione del procedimento in Cassazione. Se la Corte di Cassazione accetterà il ricorso, i sei imputati potrebbero essere nuovamente sottoposti a processo, con la possibilità di sentenze di condanna. La decisione finale sarà presa nel prossimo futuro, mentre la Lazio continua a monitorare attentamente l’evoluzione del caso, che ha già attirato l’attenzione dei media e delle autorità giudiziarie.

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