Roberto Beccantini, in un editoriale pubblicato sul Corriere dello Sport, ha riflettuto sull’episodio del gol annullato di Jhon Lucumí nella partita Juventus–Rennes, 2‑2, per interrogarsi sul ruolo ancora dominante dell’interpretazione umana nonostante l’uso del VAR. Il punto centrale è stato il tocco di Eliezer Mayenda prima della rete: se il difensore aveva giocato il pallone in modo controllato o se si trattava di una semplice deviazione. Nel primo caso il gol sarebbe stato valido, nel secondo no. L’arbitro Morten Krogh, chiamato al VAR, ha deciso di annullare la rete, e l’UEFA ha confermato la correttezza della scelta, evidenziando che Mayenda non era in grado di “giocare il pallone in modo controllato”.
Beccantini ha sottolineato come la tecnologia, pur offrendo immagini sempre più dettagliate, non possa eliminare del tutto la componente interpretativa del calcio. “La tecnologia si inchina ancora all’occhio umano”, ha scritto, facendo riferimento al fatto che, sebbene il VAR possa chiarire molte situazioni, la decisione finale resta nelle mani dell’arbitro. Il caso ha diviso i media: la Gazzetta dello Sport ha sostenuto che il gol fosse valido, mentre il Corriere dello Sport‑Stadio ha confermato l’annullamento. In più, l’arbitro aveva inizialmente convalidato la rete e nessun giocatore del Rennes aveva protestato, il che ha accentuato il dibattito.
L’autore ha poi esteso la discussione ad altri ambiti in cui il VAR non è riuscito a cancellare le controversie, citando il gol annullato di Pongracic in Fiorentina‑Como dopo cinque minuti di valutazioni e le continue polemiche sui falli di mano. Secondo Beccantini, la difficoltà risiede nella natura stessa del calcio, dove fattori come la posizione, il volume del corpo e la distanza non sempre portano a risposte automatiche. Il progresso tecnologico ha certamente ridefinito i confini dell’arbitraggio, ma non ha eliminato l’interpretazione.
In conclusione, l’editoriale sottolinea che, sebbene la tecnologia guidi il progresso e tracci linee più precise, il dubbio rimane vigile. La decisione finale, infatti, resta sempre nelle mani dell’arbitro, che deve valutare se una giocata sia controllata o semplicemente deviatamente. Beccantini conclude che il calcio continuerà a essere un gioco di sfumature, dove la tecnologia è uno strumento, non un sostituto dell’occhio umano.