L’idea di vecchia data secondo cui i “Big Six” della Premier League – Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United e Tottenham Hotspur – occuperanno sempre i primi sei posti è stata messa in discussione. Nelle ultime stagioni le tradizionali potenze hanno lottato per mantenere il loro dominio, mentre club come Aston Villa, Brentford, Brighton e Newcastle sono saliti a sfidare le zone più alte della classifica.

Storicamente i “Big Six” erano definiti non solo dalla loro presenza regolare nelle prime posizioni della lega, ma anche dalla loro massiccia base di fan, dal peso finanziario e dal bottino di trofei. Il gruppo è apparso per la prima volta nella stagione 2010-11, quando tutti e sei i club sono finiti tra i primi sei, uno schema che si è ripetuto nel 2014-15, 2016-17, 2017-18 e 2018-19. Da allora, solo uno dei sei club è finito tra i primi sei in una sola stagione, con Aston Villa, Newcastle United e Brighton che si sono assicurati ciascuno un posto tra i primi sei almeno una volta. Il Tottenham, in particolare, è finito appena sopra la zona retrocessione in ciascuna delle ultime due stagioni e attualmente è penultimo dopo non essere riuscito a vincere nessuna delle prime sei partite. Anche Manchester United e Liverpool sono fuori dai primi sei, occupando rispettivamente il 13° e il nono posto.

Il cambiamento nella gerarchia del campionato è in parte dovuto alla riduzione del divario finanziario da parte di altri club. L’acquisizione da 305 milioni di sterline del Newcastle da parte del Saudi Public Investment Fund nel 2021 ha portato il club dall’undicesimo al quarto posto nella stagione successiva e poi al quinto due anni dopo. Brighton ha anche dimostrato che il reclutamento intelligente può livellare il campo di gioco. Il direttore sportivo dei Seagulls, Mike Cave, ha spiegato che l'approccio basato sui dati del club per lo scouting e l'acquisto di giovani talenti ha permesso loro di vendere giocatori per cifre record - come il trasferimento di 115 milioni di sterline di Moises Caicedo al Chelsea - mantenendo bassi i costi. Questo modello ha aiutato Brighton a competere con i giganti tradizionali su un piano più paritario.

L’instabilità manageriale ha ulteriormente indebolito le “Big Six”. Dal ritiro di Sir Alex Ferguson nel 2013, il Manchester United ha nominato quattro allenatori permanenti, mentre Chelsea e Tottenham hanno visto rispettivamente sei e sette allenatori diversi nello stesso periodo. Al contrario, la pazienza dell’Arsenal con Mikel Arteta, che ha assunto la guida nel 2019, ha dato i suoi frutti quando la scorsa stagione i Gunners hanno posto fine a 22 anni di siccità per il titolo. La mancanza di continuità tra i migliori club ha reso loro più difficile mantenere la coerenza che un tempo definiva l’élite della Premier League.

Mentre la Premier League premia ancora i “Big Six” con i ricavi più alti e la base di fan globale, il panorama competitivo si è ampliato. La stagione in corso ha già visto Brighton, Brentford ed Everton occupare le prime sei posizioni e la corsa al titolo rimane aperta. Resta da vedere se i tradizionali “Big Six” riconquisteranno il loro precedente dominio o se la lega continuerà a vedere un insieme più diversificato di contendenti, ma l’era di un gruppo d’élite fisso è chiaramente sotto esame.

BBC SportQuesto articolo è stato riscritto e localizzato da ScoreLens sulla base del servizio originale.
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